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È un’iniziativa per promuovere la partecipazione attiva dei cittadini, singoli o associati, al mantenimento e alla promozione della cultura italiana. Il Piccolo Museo della Poesia nasce con l’ambizione di lasciare ai potenziali fruitori “il gusto ambivalente del non finito, del non del tutto assaporato”. La parola che ci guida si avvicina al significato di “intrigante suggestione” ma il senso della relazione che intendiamo proporre è di natura biunivoca con un fruitore che abbia spazio e possibilità di interloquire e contribuire in forma attiva all’idea nel suo complesso. Ed anche all’oggetto museale in senso stretto e canonico, ovvero all’opera d’arte, “verrà offerta l’opportunità di rendersi fruibile in forma del tutto innovativa, oltrepassando anche concretamente l’idea stessa di intangibilità dell’arte”. Una sfida nella sfida che abbia come obiettivo di rompere una cosiddetta sacralità museale al fine di ritrovare ed enfatizzare semmai una sacralità sostanziale dell’arte in quanto tale. Alla nascita il Museo è stato finanziato totalmente ed esclusivamente da privati (alcuni soci); tuttavia per il suo mantenimento, per la conservazione delle importanti opere e la salvaguardia del servizio museale abbiamo bisogno della partecipazione attiva di tutti i cittadini, appassionati e amanti della poesia.
Chi lo desidera può scegliere da questa lista quale volume o quali volumi adottare, attraverso una donazione in denaro, di entità variabile. Il donatore riceverà in seguito un ringraziamento dal Museo

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Viaggetto in Etruria Giuseppe Ungaretti:Viaggetto in Etruria prosa di viaggio dall’intonazione e dal sapore lievemente surreale, comprendente due brevi racconti, scritti dal poeta entrambi nel 1935: Sfinge e Inno al ponte. Si tratta di uno straordinario e rarissimo libro (sconosciuto persino dalla Critica, non essendo mai entrato in commercio) in cui, al fianco di una smisurata ricchezza lessicale, si colloca l’intero registro stilistico del poeta: tra tensione misterica e tenuità
28 Clemente Rebora e altri poeti e critici:Omaggio a Clemente Rebora - Lettere inedite, una nota autobiografica e uno studio su Leopardi poeta Omaggio a Clemente Rebora offre al lettore un importante chiave di lettura della significanza impressa nella poesia italiana da parte di Clemente Rebora; e i nomi coinvolti, in questi numerosi e appassionanti carteggi inediti che sanno di pregnanza tattile, non possono che darne l’assoluta conferma
5 Giacomo Leopardi: Crestomazia Italiana Poetica - scelta di luoghi in verso italiano raccolti dal Conte Giacomo Leopardi "… Della utilità dei libri di questo genere, si è ragionato in Francia ed in altre parti più e più volte, tanto che il farne altre parole sarebbe soverchio. Già in tutte le lingue culte abbiamo di così fatti libri: ne abbiamo anche nella italiana un buon numero. Ma tutte le antologie italiane (o qualunque altro titolo abbiano) sono lontanissime da quello che io mi ho proposto che debba essere questo libro: il quale, con nome più proprio, ed usato dai Greci antichi in opere simili, intitolo crestomazia. Perocché, primieramente, io ho voluto che questo libro servisse sì ai giovani italiani studiosi dell'arte dello scrivere, e sì agli stranieri che vogliono esercitarsi nella lingua nostra. E in aiuto di questi principalmente, quando io ho trovato nelle parole che reco degli autori, qualche difficoltà nella quale ho giudicato non poter valere o non essere sufficienti i vocabolari, ho posto appié delle pagine certe noterelle, che dichiarano brevissimamente quelle tali voci o quelle locuzioni difficili. Le quali noterelle, atteso la mia intenzione nel porle, mi saranno perdonate facilmente da quegl'Italiani ai quali, altrimenti, sarebbero potute parere inutili …”
2 Giacomo Leopardi:Rime di Francesco Petrarca colla interpretazione composta dal Conte Giacomo Leopardi il famoso “commento” (le virgolette sono necessarie vista la dichiarata volontà del Poeta di operare attraverso un indirizzo interpretativo anziché di mero commento) al Canzoniere di Petrarca da parte di Leopardi, costituisce un unicum interessante nella produzione del Poeta, poiché da questo straordinario lavoro, oltre che di Petrarca, si apprenderà, e molto, delle opzioni lessicali del Leopardi, così fortemente influenzate e intersecate dalle scelte linguistiche di uno tra i suoi pochissimi mentori
6 Eugenio Montale: Ossi di Seppia si tratta del più noto e dibattuto libro di poesie del ’900 e ciò non rende agevole il lavoro, volendo offrire una breve considerazione critica non proprio tacciabile di ovvietà. Montale in quanto osservatore attentissimo, e volutamente passivo, conosce più di altri gli agguati di una retorica sterile. Ma egli è altresì consapevole che esistano dei nessi avviluppati che, come nella risacca marina, tornano ciclicamente ad allarmarci o ad illuderci, circa un possibile scorcio. Così al tocco della sua poesia, in Ossi di seppia soprattutto, le cose si risvegliano da un antico torpore, ma anziché imprimere illusorie ricomposizioni si offrono a noi, nel loro naturale dolore
26 Umberto Saba:Mediterranee questo elegantissimo libriccino di poesie si inquadra pienamente in quella coerenza stilistica, tra grazia, spontaneità e tradizione, che fanno di Saba “il poeta di rilievo” (Contini), nella sua generazione, più avulso da un contesto cosiddetto d’avanguardia. Ed egli, in questo suo onesto lavoro di ventuno poesie, suddivise in dieci brevi sezioni, sembrerebbe voler rivendicare questa dissonanza, e farne quasi un piglio, un segno distintivo della sua arte lucida e intelligente; come un vela che non cerchi nel vento, ma nella fatica e nella spontaneità, il proprio naturale respiro. Mediterranee è questo: una poesia senza fronzoli, senza “alambicchi”, magari volutamente “consunta”, “logorata”, ma in ragione di ciò nobile e viva poiché vera, toccata da quell’ umile contatto della vita (“celebrazione del quotidiano” – Sanguineti) di cui Saba fu l’autentico maestro del novecento
Poesia e verit+á di Goethe Goethe:Pesia e verità il titolo intrigante, il colore ingiallito, il mistero che sembra avvolgerlo e permearlo, ogni cosa di Poesia e verità potrebbe di per sé custodire la cifra emblematica di questa sfida, del Piccolo Museo della Poesia. Nemmeno Goethe, tra i più grandi di sempre, viene più tradotto; nemmeno più Lui è considerato “conveniente”.E in effetti la Poesia, ma potremmo riferirci all’Arte tutta, non attiene per nulla a ciò che serve; senza nessuna vena retorica, lasciamo questo concetto di utilità ad altri settori e riserviamo, alla Poesia, all’Arte, la sola idea di necessità. Se dunque davvero avvertiamo quest’urgenza non attendiamo che qualcun altro provveda, uniamoci tutti insieme idealmente e sostentiamoci con la Poesia
29 Dino Campana:Taccuinetto Faentino Taccuinetto Faentino è un libro tra i più intriganti, intimi, misterici, rapsodicamente poetici che il ‘900 italiano ci abbia mai affidato. Ungaretti ci trasmise un’idea di poesia, la quale non sussiste a se stessa laddove non custodisca un intimo segreto. Comunque la si pensi su Campana, e si sa dei controversi giudizi critici, assaporando sinestesicamente questo quadernetto di poesie e di “poèmes en prose” (“interessantissimo” per Contini), non si può che far proprio l’assunto ungarettiano. Poi ad aggiungere mistero al mistero vi è il legame quasi simbiotico che unisce inscindibilmente questo frammentario e criptico libruncolo, al ben più celebrato, Canti orfici. Chi nasca per primo, e con quale funzione rispetto all’altro, tra il Taccuinetto e i Canti, non è dato sapere, anche perché è probabile che la stesura di questo ritrovato manoscritto (abilmente assemblato dal De Robertis), abbia attraversato periodi assai distanti tra loro: abbandonato e ripreso più e più volte. Di certo ci resta quel tocco ineffabile di un’alienata arte poetica che lungi dall’essersi rivelata del tutto, ci attende in tutta la sua dolente imperscrutabilità
30 Giuseppe Ungaretti:Sentimento del tempo uscito per la prima volta nel 1933 e poi nella versione definitiva nel ’36 (settanta, le poesie), il Sentimento del tempo, la cui ampia riflessione attraversa i più reconditi significati della vita, rappresenta la ricongiunzione, il morbido rientro nei gangli della più alta tradizione lirica, con un recupero di quell’ordine formale, così magistralmente accantonato dal poeta, nell’Allegria. Sui perché di questo ritorno, e ancor di più, sulle ragioni delle precedenti folgoranti innovazioni, si sono consumati i più accesi e controversi giudizi critici. Forse è possibile ipotizzare che l’Ungaretti dell’Allegria, con la catastrofe della guerra, sentisse l’impellenza di una purificazione della parola in ragione della propria simbiosi con la Storia. E una volta svolto questo bagno catartico, solo allora si poteva recuperare un altro legame: quello della parola con un’altra storia: la più pura consuetudine poetica
31 Eugenio Montale:La Bufera e altro La bufera e altro, nella versione uscita in commercio, è una raccolta poetica suddivisa in sette parti. Un Montale, profondamente colpito dalla terribile esperienza della guerra diede alla luce questa importantissima silloge, la quale, a ragione, può essere considerata il riappropriarsi di un ambito politico da parte del Poeta ligure. Ruolo centrale della La bufera e altro è la figura femminile incarnata dall'ebrea americana Irma Brandeis (trasposta nei versi con lo pseudonimo di Clizia). A lei il poeta assegna quel ruolo salvifico che a tratti Montale, durante tutto il corso della sua complessa vicenda letteraria, sembrerebbe voler ricercare nel ruolo femminile
32 Salvatore Quasimodo:Ed è subito sera in Salvatore Quasimodo non è sbagliato sceverare due fasi distinte (prima e dopo la guerra); e avendo un giudizio piuttosto verace sulla seconda fase, si è scelto di rappresentare questo notevole esponente dell’ermetismo attraverso l’opera antologica che racchiude, in un’ aura di sospensione innaturale e adescrittiva, le raccolte dal ’30 al ’36
33 Sandro Penna:Il viaggiatore insonne per questo poeta dalla “grazia imponderabile e profonda” (Raboni), che fu scoperto e valorizzato da Saba, questa commovente raccolta, pubblicata postuma, racchiude in sé un’ulteriore disarmante dimostrazione della dolcezza innata, dell’ “insolita purezza” (Anceschi) di questo non comune talento lirico. E la sua voce cristallina, infinitamente sospesa tra “densità e rarefazione” (Raboni), non si spegne, anzi s’illumina, persino di fronte alla morte; ne è testimonianza irrefragabile, l’ultimo frammento del libro, dedicato a Eugenio Montale
28 Roberto Rebora:Per il momento Roberto Rebora non fruì per nulla dell’altisonante parentela: lo zio Clemente Rebora, eppure fu un grande poeta; certamente uno tra i massimi esponenti di quella linea dantesca così poco consueta, ma al contempo, così preziosa
34 Attilio Bertolucci:La capanna indiana da questo così intimo e fisso osservatorio, vivendo come in un interno, il poeta percepisce in un modo quasi ossessivo ma senza il minimo accenno di violenza, il consumarsi della vita, e le sue annotazioni danno a volte nella loro grazia discreta, il brivido che da la sabbia della clessidra. E’ questo l’accento più persuasivo della poesia recente di Bertolucci
36 Giorgio Caproni:Il paesaggio d’Enea importante raccolta del primo Caproni in cui egli raccoglie tutta la propria produzione poetica fino ad allora: da Come un’allegoria a Ballo a Fontanigorda, da Finzioni a Cronistoria, fino a Stanze della funicolare; inedite in questa produzione: L’ascensore e Su cartolina
37 Vittorio Sereni:Appuntamento ad ora insolita che dire di quest’autentica chicca letteraria composta da undici poesie? La voce di Sereni (“un’aria gentile, un poco lunare” – Anceschi), difficilmente si confonde, rimane costantemente in armonia con se stessa, racchiude un clima poetico che non si potrebbe afferrare se non si restasse, da un lato fortemente vincolati all’esperienza, e dall’altro nella volontà di andare oltre, cogliendone “qualcosa di misterioso”. Appuntamento ad ora insolita, il libro, ma sopratutto la stupenda poesia, racchiudono, se pur in minima parte, tutto questa vicenda che “si dona attimo per attimo a consonanze improvvise” (Spagnoletti). In questo senso, per questa sua parola che candidamente attraversa la pagina colorandone il senso, Sereni è certamente un Caposcuola, ben al di la della controversa vicenda di una presunta, e un po’ stiracchiata, Linea lombarda
img6 Mario Luzi:L’onestà di un libro poetico questa pubblicazione è rilegata artigianalmente e ha caratteristiche da collezione per bibliofili
38 Mario Luzi:Dal fondo delle campagne Nostro commento: il Luzi di questa plaquette, la quale raccoglie poesie scritte tra il 1956 e il 1960, coincide con il momento della piena maturità poetica; “la sua poesia raggiunge una grande ricchezza e complessità” (Poesia italiana del Novecento) e così, quasi con disinvolta naturalezza (come accade per i veri poeti), le scelte tematiche si offrono ai nodi “veri”, ingeniti al poetare stesso: il confronto, la stringente relazione, tra vita e morte. Questo di Dal fondo delle campagne è dunque il Luzi che insedia la propria dimora poetica nell’ossimoro della “fissità in movimento”, del “moto che è quiete”. Il Luzi dell’incessante vacillamento tra l’essere e il divenire
39 Luciano Erba:Negli spazi intermedi Daniele Paccini, nell’antologia “La poesia italiana dal 1960 ad oggi” definisce Erba come: “un perfetto, magnifico minore”; pur ammettendo di considerare condivisibile questo così drastico giudizio, per l’intera opera di Erba, Negli spazi intermedi, al fianco della consueta e straordinaria tecnicalità (si veda l’ultima poesia A Guido Oldani), vi è certamente un decisivo avanzamento nel solleticare quell’impalpabile enigma che s’incarna nella realtà; e così, il gioco abituale di sottile sarcasmo, velato di stile, si fa più pregnante e pur senza perderne il colore di fondo, incappa in qualche bell’inciampo di sostanza
40 Giovanni Raboni:Nel grave sogno Nel 1982 Raboni pubblica Nel grave sogno in cui sfumano i toni politici e acquista invece particolare forza il tema di amore e morte, filtrato attraverso l’esperienza dell’io poetante
41 Guido Oldani:Il realismo terminale questo librettino di poetica conclude idealmente la nostra Raccolta; e al di la dell’amicizia che ci lega all’autore, la ragione è tutta di sostanza e riguarda precisamente il senso di svolta che esso sta producendo nel panorama non solo nazionale; un giro di boa che ha tutta la forza concettuale di chiudere una parentesi col passato, per aprirsi a nuove poeticanti inquietudini. Oldani fiuta una pista del tutto inedita e la bracca con la consueta, risoluta, dolcezza. Il Realismo terminale che si “appalesa nel terzo millennio”, e queste sue similitudini rovesciate (con gli oggetti a farla da padrone, nel dispiegarsi di una nuova analisi logica) ormai l’hanno travolto; gli resta e ci resta, una poesia sconfitta (schernevole, al limite del sarcasmo) come un saporito nulla tra due morbide fette di pane